Via Santa Maria della Libera, 81037 Carano di Sessa Aurunca (CE)

Storia del Santo, Patrono di Carano e protettore dei giovani.

Premessa

Della storia di questo Santo uomo, come ebbe a definirlo il sommo Pontefice Urbano VIII ,“Un piccolo giovane, un grande Santo” non si hanno grande notizie. Con amarezza si è dovuto constatare che sulla vita di un Santo tanto miracoloso non è stato possibile trovare traccia della sua missione che esplicò nel territorio Aurunco, ed in particolare a Carano nel 1568, prima che volasse alla casa del Padre. Indubbiamente siffatta mancanza è da addebitarsi a cause di forze maggiori, come l’incendio della sacrestia annessa al Santuario nel 1920 e l’occupazione di milizie francesi della Curia Aurunca nel 1944. Le modeste informazioni sono frutto di pazienti ricerche e ricordi tramandati da generazioni in generazioni di cui il popolo caranese ne è custode.

Nascita e adolescenza

Stanislao Kostka nacque il 28 ottobre 1550 a Rostowo (Polonia), nel ducato di Mazovia, da nobilissima e ricchissima famiglia. Il padre, senatore Giovanni e la madre Margherita Kriska, erano entrambi ferventi cattolici. Che Stanislao fosse un predestinato alla gloria del cielo si intuì ancor prima che nascesse. La madre con in grembo il piccolo , in sogno vide impresso sul seno a caratteri luminosi il nome di Gesù. Appena battezzato nella Chiesa di Sant’Alberto in Prasnic il padrino, Andrea Radzanovski, preso da una celeste ispirazione depose l’infante sull’altare e in quel preciso istante il piccino palesò un sorriso. Con gesti delle manine manifestò il suo infinito amore verso il Cielo e verso Gesù. Stanislao, da fanciullo non amava compagnie chiassose, preferiva stare in luoghi appartati e anche nel vestire preferiva la semplicità in tutte le cose sfuggendo giochi e discorsi frivoli , ma appartatosi univa le mani invocando con soave dolcezza i nomi di Gesù e della Madonna. Ai suoi amici ad a tutti quelli che lo conoscevano Egli ripeteva sempre come pervaso da un presentimento soprannaturale “… Non sono nato per le cose terrene ma per le cose del Cielo…”. Visse e studiò nella casa paterna fino a 14 anni e già manifestava un predisposizione verso lo studio della materie latine e delle leggi di Dio. Per emeriti risultati ottenuti venne iscritto al collegio dei Gesuiti di Vienna insieme al fratello Paolo. Il 24 luglio 1564 i due fratelli giunsero nella splendida Vienna Imperiale e si diressero subito al collegio dei Gesuiti dove la struttura era sotto la direzione di P. Pietro Canisio. Qui durante la loro permanenza i due giovanetti seguivano ognuno la propria tendenza. Dopo le lezioni tenute nel collegio, Paolo ed altri convittori amavano uscire per dedicarsi agli svaghi che solo Vienna poteva offrire. Stanislao preferiva fuori dalle lezioni occuparsi di faccende umili, come la pulizia dei locali, aiutare in cucina, ma una cosa che amava più di tutto era servire la Santa Messa, e quando i compagni lo deridevano lui non li curava. Con il passare del tempo i caratteri dei due fratelli si opponevano sempre più tanto da divenire difficili avere rapporti l’un l’altro, per questo motivo Stanislao fece richiesta al Rettore del collegio per essere ammesso come aspirante nell’Ordine dei Gesuiti. La richiesta venne negata dal Provinciale d’Austria dell’Ordine perché mancava il consenso del padre del giovanetto. Stanislao sapeva in cuor suo che il padre mai avrebbe acconsentito a tutto ciò e stanco di sopportare sgridate e frustate del fratello Paolo, il 15 agosto 1567 di nascosto fuggì dal collegio. Seguendo il corso del fiume Danubio si diresse a Dilingken in Baviera sempre seguito dal suo Angelo Custode. Il fratello Paolo avvertito della fuga del fratello si diede da fare per ottenere un permesso per raggiungere Stanislao e ricondurlo alla ragione. Ottenne una lussuosa carrozza con cavalli veloci e si lanciò nella ricerca, ma prima di arrivare su di un ponte dove dall’altra parte vi era Stanislao, i cavalli si impuntarono e non proseguirono più. Paolo fu costretto a tornare indietro, cosi Stanislao raggiunse l’agognata meta. Questo fu il primo prodigio che la Madonna tanto invocata lungo il tragitto volle regalare a piccolo giovanetto. A Dilingken, stanco e sfinito per il lungo viaggio venne al cospetto di Canisio, il quale nel frattempo era diventato Generale dell’Ordine dei Gesuiti ed assegnato alla Compagnia di Gesù di Dilingken. Canisio aveva già avuto prova della forte vocazione del giovanetto già nel collegio di Vienna e non volle ostacolare il disegno divino scritto per Lui inviandolo cosi a Roma. A Stanislao non sembrava vero la decisione presa dal Canisio, cosi il 25 ottobre del 1567 dopo aver attraversato le Alpi a piedi e chiesto rifugio e ristoro durante il lungo pellegrinaggio, durato trenta giorni, arrivò finalmente a Roma. Qui Stanislao, conosciuto quale esponente di nobile famiglia polacca, dalla nobiltà romana cui era stato annunziato dalla famiglia Borgia, ottenne una calorosissima accoglienza mista ad ammirazione. Il Generale Francesco Borgia in persona ricevette Stanislao nella grandiosa Sede dell’Ordine e venne assegnato ai novizi in Sant’Andrea al Quirinale. Da questa sede partì ben presto con altri connovizi in un lungo pellegrinaggio per la Campania, lasciando tracce di se per le sue virtù celestiali, di alta eloquenza, di palpabile fede cattolica e carità cristiana. Doti divine che col trascorrere dei secoli non sono andate sbiadite ma rafforzate più che mai, segni di grandi insegnamenti scaturiti dalla vita di questo “Piccolo Giovane, Grande Santo”.

Giovinezza e Missioni

La cameretta assegnatagli al Sant’Andrea al Quirinale si trasformò ben presto in una vera e propria cappellina, tanto era il tempo che egli vi trascorreva in casto raccoglimento e preghiera, come preso da una estasiante visione per Gesù e la Madonna. Leggeva tutti gli scritti, giudizi e norme di San Tommaso di San Bernardo e di San Crisostomo, ricavandone un conforto interiore che davano al suo volto giovanile un’espressione di purezza angelica cosi da renderlo….”un candido giglio fra tanti candidi gigli”…come affermerà più tardi San Francesco Borgia. Nel silenzio della sua cameretta, incessantemente, volle dedicare tutto il suo pensiero alle Verità eterne, meditando su di esse alla luce della Fede. Volle restare eternamente giovane, angelica virtù questa che gli donerà, per divino volere, il titolo di “Protettore dei Giovani”. Si cibava solo di pane e acqua, flagellandosi di nascosto abbracciato alla Croce di Gesù, pregava per i nemici, i cattivi e i sofferenti. Nel 1567 si ammalò e mentre stava riposando sofferente sul suo lettino a causa di una candela accesa prese fuoco tutto compreso il letto. Tutti i confratelli furono presi da un grande spavento ma ben presto questo si tramutò in stupore quando videro Stanislao completamente illeso dal terribile rogo, la Madonna vegliava su di Lui. Guarito dalla convalescenza un giorno mentre era in preghiera gli apparve accanto un cane ringhioso pronto per azzannarlo e Stanislao con il segno della croce scacciò via, poco dopo si ripresentò più agguerrito di prima e per la seconda volta con lo stesso gesto la malefica bestiaccia andò via senza più ripresentarsi, questo non era altro che l’immagine del demonio tentatore. Una notte mentre dormiva gli appare la Madonna, svegliatosi si trova accanto, poggiato sul braccio sinistro il Bambino Gesù che, parlandogli, gli chiese di farsi Gesuita. Stanislao accettò con gioia immensa e subito organizzò il tutto per andare in pellegrinaggio, per portare la parola del Vangelo tra i poveri, miscredenti, infermi e sofferenti. Tutti rimanevano incantati quando lui comunicava tanto da divenire oggetto di ammirazione prima e venerazione dopo. Claudio Acquaviva, futuro Generale dell’Ordine dei Gesuiti rimaneva estasiato quando Stanislao parlava ed egli era come avvinto da una forza interiore misteriosa ed affascinante. Nel 1568 ottenne il permesso di andare con alcuni connovizi dal Rettore Capo in pellegrinaggio in Campania e qui si mostrarono tutte le virtù che lui aveva, virtù Divine nella parola, nel sorriso, nelle azioni, tanto da farlo sembrare un angelo disceso sulla terra sotto sembianze umane. Il suo viaggio toccò tante cittadine, da Vico Equense (dove si conserva in una teca una pagina di quaderno scritta di suo pugno), poi alla Diocesi di Nola, Liveri sempre a Nola, Sant’Agata dei Goti, San Nicola la Strada, ed infine a Torre del Greco. Forte della Fede trasmessa ai Torresi, questi dopo la morte e avvenuta santificazione decisero di erigere nella Chiesa principale della Città un suntuoso altare in onore del Grande Missionario. Inoltre chiesero ed ottennero dagli organi competenti che questo Santo divenisse Santo Patrono della Città ed i festeggiamenti realizzati nel mese di Maggio, donando alla Chiesa una bellissima statua. Da Torre del Greco migrò verso Avellino, si fermò nella Chiesa di Santa Maria Incoronata di Costantinopoli viaggiando fino a Casolla per poi arrivare a Caserta……
……..Qui senti parlare dell’apparizione del 1032 nella Diocesi di Sessa Aurunca ed in particolare a Carano della Madonna della Libera e vi arrivò nei primi del mese di Agosto del 1568. La tappa in questa cittadina fu importantissima, prima perché per volere Divino fu l’ultima e secondo perché svolta in un’antica e cattolica contrada gelosa del suo patrimonio storico-religioso. Purtroppo come accennato nella premessa non abbiamo fonti scritte documentabili a cui fare capo, ma i ricordi tramandati dai vari antenati (ultranovantenni), susseguitesi negli anni. D’altronde, quando i ricordi vengono tramutati in leggenda ed essa con il passare dei secoli lascia dietro di se tracce di storia, resta storia e fa fede. La figura di questo piccolo uomo conquistò fortemente il popolo caranese e fortunati coloro che lo conobbero nel lontano 1568. Durante l’indimenticabile missione si ammalò, il suo corpo esile e il fisico giovanile non ressero al tanto pellegrinare. Difatti la Sua missione si avviava alla conclusione a Valle dei Santi, località attigua alle mura cittadine, luogo dedicato alla Madonna della Libera. I confratelli di Stanislao si affrettarono per riportalo a Roma e nonostante le affettuose cure da parte di tutti, si aggravò. Alle ore 22:30 del 14 agosto 1568 dopo aver ricevuto l’estrema unzione da S. Barbara, inviatagli da Dio insieme a due angeli (secondo quando ci ha lasciato scritto P. Bilingui), chiudeva la sua breve vita terrena all’età di 17 anni, 9 mesi, 18 giorni in Sant’Andrea al Quirinale in Roma. Il corpo venne tumulato sotto l’altare a Lui dedicato nella Chiesa dei novizi di S. Andrea. Dopo tre anni nel 1571 i confratelli vollero rivedere le spoglie mortali e con immenso stupore rimasero incantati nel vederle come se fossero ancora in vita. Padre Giulio Fazio, maestro dei novizi, su ordine del Generale Francesco Borgia, scrisse una lettera per informare tutta la Compagnia dei Gesuiti della dipartita del Grande Novizio e sulla tumulazione in Sant’Andrea. La lettera si chiudeva con testuali parole…..”fu il primo ad essere sepolto nella Chiesa del Noviziato e fu il primo ad inaugurarla perché santificasse questa terra e aiutasse gli altri nel cammino verso il Cielo….”.
Fra i tanti insegnamenti che ci ha lasciato, merita profonda meditazione un suo concetto: Riflettere molto sulla onnipresenza di Dio della cui Maestà infinita sono colmi gli altari, chiese, umanità, universo. Convincersi che tutte le umane vittorie, una, una sola è, è stata e sarà sempre degna dello spirito umano – vincere se stesso ed operare sempre nel bene e per il bene.
Riportiamo alcune parole con le quali il grande Pontefice Urbano VIII volle sintetizzare la vita di Stanislao Kostka dopo la morte:
“Ad ogni fiore il suo profumo,
Ad ogni stella il suo splendore,
Ad ogni Santo il suo sorriso”.
Il popolo caranese dopo la morte ed ascesa alle Glorie del Cielo, chiesero ed ottennero dalla Santa Sede, quale attestato di devozione, la proclamazione di Santo Stanislao Kostka a Patrono di questa cittadina. Nell’anno di grazia 1820 sempre in onore del Santo venne realizzato un altare, a destra dell’altare maggiore, arricchendo il Santuario di una bellissima statua raffigurante il Santo. Nel 1973 l’altare venne demolito per ingiustificabili motivi.

Dai miracoli alla gloria degli altari

In sede di processo per la Beatificazione prima e Santificazione poi, vennero registrati ed analizzati ben 142 prodigi secondo il Betancur S.J., alcuni in vita ed altri dopo la morte. In vita ne abbiamo parlato ampiamente nelle pagine precedenti, vedi quando scappò dal collegio, l’incendio del lettino e l’apparizione del cane ringhioso. Dopo la morte tanti e tanti prodigi confermano la sua natura divina, difatti un giorno vede dall’aldilà la madre sofferente ed ormai pronta al trapasso, implorò Iddio di poter assistere la mamma negl’ultimi istanti della vita terrena, come per incanto sotto spoglie terrene si presentò al fianco del letto della madre morente fra lo stupore e perplessità di tutti i presenti compreso il fratello Paolo. Dopo aver esalato l’ultimo respiro, anch’egli scomparendo ritornò alla casa del Padre, ringraziando il Signore e la Beata Vergine Maria per avergli concesso la grazia. L’episodio scosse tutti i presenti ma soprattutto l’animo del fratello Paolo che per seguire le orme del Santo, abbandonò di colpo la vita mondana e accettò la vita claustrale come Stanislao. Nella Santa Sede di Roma il tribunale ecclesiastico da inizio al processo di Beatificazione di Stanislao. Un bimbo con lo stesso nome del Santo, a Lublino in Polonia, cadde ed annega in un pozzo, la mamma disperata invocò ardentemente il nome del Beato e d’incanto il bambino si riprese e abbracciò la madre in lacrime di gioia e di devozione. Altro episodio si verificò cinquant’anni dopo la morte nel 1618, il sultano Oman capo dell’esercito ottomano durante la guerra tra polacchi e ottomani, sconfitto l’esercito polacco voleva occupare tutta la Polonia. Il re polacco Sigismondo riorganizzato l’esercito e confidando nell’aiuto del Beato Kostka, ordinò ai soldati di pregare il Beato affinché li aiutasse in battaglia. E fu cosi, durante la notte, in una pausa tra combattimenti nel cielo cupo e buio, apparve una luce, un sole circondato da raggi abbaglianti e subito dopo si scatenò un violento e pauroso diluvio che mise in fuga l’esercito ottomano. Grazie all’intervento del Beato la Polonia restò libera e cattolica. La Santa Sede in Roma, grazie a questi luminosi prodigi procedette prima alla canonizzazione, poi alla beatificazione ed infine alla santificazione, difatti il 18 febbraio del 1726 il Pontefice Clemente VIII proclamò Stanislao Beato, nel 1605 il Pontefice Paolo V lo canonizzava ed infine il 31 dicembre 1726 il Pontefice Benedetto XIII lo elevava alla Gloria degli Altari proclamandolo Santo. Divenne subito patrono della Polonia e Vescovo ad onorem di Cracovia. A Roma nella Santa Sede tutti ormai erano al corrente dei prodigi del Santo e in Carano, dove la devozione a Stanislao era incarnata già nell’animo dei caranesi si volle maggiormente esaltare la sua Gloria, facendo costruire un suntuoso altare nel Santuario. Dal 1820, il popolo volle istituire una grande festa con grande cerimonia religiosa, solenne novenario ed attrazioni folcloristiche ogni prima domenica del mese di settembre di ogni anno per omaggiare il grande Santo Patrono. Per la vita storica del Santuario è giusto ricordare la data del 6 settembre del 1929 ad opera di quattro giovanissimi studenti, Vincenzo Verrengia, Claudio Verrengia, Stanislao Forte, Antonio Pacino Fusco, guidati dal sacerdote-Rettore del Santuario Don Saverio Tramontano, vollero arricchire il Santuario di una bellissima Statua del Sacro Cuore di Gesù. Detta Statua fu portata dallo scalo ferroviario locale nella cappella di Santa Lucia sita in piazza Castelluccio e consacrata il 30 agosto 1929 alle ore 18:00, con una solenne cerimonia officiata da S.E. il Vescovo Monsignor De Santa e con processione portata nel Santuario dove si venera e si prega. In conclusione possiamo dire che la vita di Santo Stanislao è uno specchio nel quale può riconoscersi ogni giovane che comprende fermamente che solo nell’amore di Dio si trova l’amore della vita, si scopre l’essenza divina della vita stessa , si impara ha seguire dunque, la retta via della vita.